Donne e diritti
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Due donne che hanno dedicato tutte loro stesse alla lotta per il diritto alla vita. Felicia Bartolotta, la madre di Peppino Impastato, vittima della mafia, che dopo la morte del figlio ha avuto il coraggio di testimoniare contro il boss Badalamenti, portando avanti nel ricordo del figlio il messaggio della nonviolenza e della difesa della vita contro la criminalità, senza mai parlare di vendetta, ma di giustizia. L`altra donna protagonista della puntata è Mariatu Kamara, ragazza della Sierra Leone alla quale i ribelli armati, durante la guerra civile, hanno mozzato le mani, quando aveva solo 12 anni, in segno di oltraggio alla libertà. L’ospite in studio è una giornalista che si è distinta per il suo impegno nella lotta alla criminalità organizzata, ha messo a rischio la propria incolumità nel tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui reati commessi dalla Camorra: Rosaria Capacchione.

In primo piano
MAXXI: L’ARTE SI RITAGLIA IL SUO SPAZIO NEL TESSUTO URBANO
«Il progetto propone un campus quasi-urbano, un mondo nel quale tuffarsi , piuttosto che un edificio come oggetto firmato. Il campus è organizzato – e viene navigato –sulla base di derive direzionali e della distribuzione di densità, invece che per punti chiave. Ciò è indicativo del carattere del Centro: poroso, un luogo in cui tuffarsi, un’estensione spaziale». Dall’idea ardita ed originale di spazio museale di Zaha Hadid nasce l’architettura del MAXXI (Museo nazionale delle arti del XXI secolo), che, con i suoi profili essenziali e spigolosi, i suoi volumi aggettanti, sospesi vertiginosamente sulla piazza antistante, intende suggerire l’immagine di una realtà dinamica e soggetta a continua metamorfosi. Ogni elemento strutturale al suo interno ricrea l’idea del movimento: il visitatore, stupefatto, quasi si smarrisce in un intreccio tortuoso di gallerie, scale e passerelle sospese, pareti che si ripiegano su se stesse, mentre percorre piani inclinati che creano l’illusione di slancio nel vuoto, ambienti interni che si sviluppano in altezza. E’ abolita l’idea di percorso predefinito, le possibilità di attraversamento sono molteplici, senza essere costretti a tornare sui propri passi; anche le gallerie ricalcano il contesto spaziale e culturale del nostro tempo, rinunciando alla propria connotazione tradizionale e statica a favore di una continua rotazione delle opere delle collezioni permanenti di arte ed architettura, che vengono esposte a turno, in allestimenti sempre nuovi (tematici o monografici su un determinato autore o corrente artistica), fornendo opportunità sempre nuove al pubblico che è stimolato a tornarvi più di una volta. Il MAXXI –la cui collezione attuale comprende oltre 300 opere ed è in continuo accrescimento –sfrutta gli strumenti più avanzati per conservare e assicurare pubblica fruibilità alle opere d’arte che custodisce, per diffondere la conoscenza dell’architettura e testimoniarne l’importante ruolo nella società. Per perseguire tali propositi segue due linee programmatiche complementari che vengono spontaneamente ad integrarsi: storico-critica (mostre retrospettive e riflessioni sull’arte e l’architettura del ‘900) e sperimentale-innovativa (un dibattito sulla situazione attuale che riserva ampio spazio ai giovani progettisti e al panorama internazionale, in un’ottica proiettata verso l’ideazione degli spazi del futuro). Sono numerose le iniziative sostenute dal MAXXI per dare sostegno e promuovere il lavoro degli artisti più giovani come il “Premio per la Giovane Arte Italiana” (dal 2000 al 2007 ha arricchito le collezioni del museo di 30 opere) che ha garantito agli artisti grande visibilità tramite la partecipazione alla Biennale di Venezia e agli allestimenti realizzati presso la sede temporanea del MAXXI (l’attuale Edificio D); a completare il quadro il “Premio Italia Arte Contemporanea” (destinato ad artisti di età inferiore ai 45 anni che «da un decennio hanno contribuito significativamente alla ricerca artistica in Italia») e il “Premio MAXXIduepercento” (che deriva dalla legge secondo la quale le Amministrazioni dello Stato e tutti gli Enti pubblici che si occupano della costruzione di edifici pubblici devono destinare alla produzione di opere d’arte almeno il 2% della spesa totale prevista per il progetto). Il MAXXI custodisce al proprio interno un archivio che racchiude una grande ricchezza di documentazione liberamente consultabile dal pubblico: disegni, bozzetti, fotografie, schizzi, elaborati progettuali che forniscono una preziosa testimonianza dell’attività e dell’incessante ricerca formale di architetti e artisti, oltre ai prodotti delle attività laboratoriali e di ricerca del museo e alle pubblicazioni relative alle mostre temporanee. Il MAXXI B.A.S.E. (Biblioteca, Archivi, Studi, Editoria) comprende al proprio interno la Biblioteca, la Mediateca, l’Archivio del Contemporaneo e l’Archivio Fotografico, gli uffici della Fondazione MAXXI, una caffetteria, un ristorante e una libreria. Il Dipartimento Educazione del MAXXI, nato nel 2004 da una convenzione con l’Insegnamento di Didattica del Museo e del Territorio della Facoltà di Scienze Umanistiche di Roma “La Sapienza” si occupa di studiare strategie e strumenti didattici per trasmettere la complessità dei significati dell’arte contemporanea. La metodologia finora utilizzata prevede un approccio di tipo “multisensoriale ed operativo”: laboratori, visite guidate, workshop e incontri con gli artisti, lezioni, conferenze, proiezioni, cineforum, performance, spettacoli teatrali e concerti, ospitati dallo spazio avvolgente e raffinato dell’Auditorium. Per i più piccoli la visita guidata si svolge in due fasi: ad un’esplorazione consapevole ed interattiva dello spazio del museo (anche attraverso attività ludiche come la caccia al tesoro) segue la rielaborazione creativa dei contenuti in ambito laboratoriale, tramite la realizzazione tridimensionale di un modello polimaterico. Il MAXXI promuove un’arte che vuole essere pubblica, desidera avvicinarsi anche a coloro che disprezzano i musei, per indagare le ragioni di un netto rifiuto, mentre conduce un’indagine costante, tramite interviste e questionari, sul livello di soddisfazione del pubblico al fine di migliorare la qualità dei servizi. Il MAXXI si dimostra un’istituzione aperta e dinamica, democratica e partecipata, all’insegna dell’interculturalismo: segue un progetto sperimentale dedicato alle comunità etniche presenti sul territorio col proposito di instaurarvi un dialogo; crea nuove opportunità di vita associata anche nei momenti in cui nel museo non hanno luogo eventi culturali: il ristorante e la caffetteria, aperti anche di sera, sono il naturale prolungamento delle sale espositive, sono luoghi di interazione e scambio, ospitano manifestazioni culturali e la loro programmazione autonoma contribuiscono ad arricchire l’offerta culturale della città. A discapito di ciò che affermano i suoi detrattori, il MAXXI non è il “mausoleo di Zaha Hadid”, né il capriccio di un megalomane, ma incarna il desiderio di innovazione, la propensione alla ricerca creativa che si proietta verso il mondo e contemporaneamente esprime lo spirito della cultura italiana. E’ il primo museo pubblico in Italia ad essere dedicato all’architettura e all’arte contemporanea; poiché “arte e architettura sono le componenti essenziali della percezione di un Paese all’estero e ne veicolano l’immagine nel mondo”, il nostro Paese dovrebbe fare della vivacità culturale del MAXXI uno dei propri punti di forza, continuare ad alimentarla e ad investirvi risorse ed energie, renderlo un polo di attrazione internazionale come è avvenuto a Bilbao con il Guggenheim. Del MAXXI è stato detto che non ha saputo integrarsi con la conformazione del paesaggio circostante: in realtà, la sua struttura imponente delimita e avvolge gli spazi all’aperto; le sue vetrate aggettanti, trasparenti e permeabili alla luce, consentono al museo di sfruttare l’illuminazione naturale durante il giorno e regalano suggestive viste panoramiche sull’architettura, sulle opere esposte e sulla città in una continua osmosi tra interno ed esterno: «Gli spazi confluiscono gli uni negli altri senza cesure, come l’intreccio di sentieri in un bosco». Il MAXXI ha contribuito a mutare l’aspetto urbanistico e culturale del quartiere Flaminio e della città di Roma: la costruzione dell’Auditorium Parco della Musica aveva inaugurato per il quartiere Flaminio una fase di riqualificazione di ampio respiro e l’introduzione di nuovi modi di vivere i propri spazi aperti. Il MAXXI è sorto a partire dal vecchio edificio di impianto industriale dell’ex-caserma Montello: i cittadini possono finalmente riappropriarsi del luogo urbano precedentemente occupato dalla caserma che occludeva il passaggio tra via Guido Reni e via Masaccio, due importanti arterie stradali. Lo spazio della piazza del museo, con i suoi scorci sul quartiere e i suoi camminamenti pedonali, prima ancora di essere una propaggine del polo espositivo, è luogo di socializzazione e di svago nel cuore dell’ambiente urbano. La ricerca sullo spazio, elemento essenziale della pratica artistica, è il filo conduttore che lega l’architettura del MAXXI al primo allestimento della collezione permanente: divisa in 4 aree tematiche (“Naturale Artificiale”, “Dal corpo alla città”, “Mappe del reale”, “La scena e l’immaginario”), analizza lo spazio come luogo fisico scandagliato dall’artista nel tentativo di comprendere la realtà che lo circonda e luogo psichico della memoria collettiva dove ricercare verità ataviche. E’ uno spazio tutto da esplorare che può essere attraversato dal visitatore, “agito”; non vi è più una netta separazione tra osservatore e oggetto dell’osservazione, lo spettatore è all’interno dell’opera d’arte, può permeare di sé lo spazio e viverlo. La fruizione dell’opera d’arte è un’esperienza totalizzante che non ricorre più alla vista come canale privilegiato: il visitatore è accolto da risate inquietanti che riecheggiano all’unisono, l’olfatto rivela la fattura dei diversi materiali (cuoio, pelle ecc.) che riproducono elementi naturali in un rapporto simbiotico con l’uomo, mentre il tatto consente di saggiarne la porosità. Lo spazio è anche quello domestico, il rifugio dell’essere umano per eccellenza, incarnato dal “Triplo Igloo” (1984) di Mario Merz: i tre igloo collocati l’uno dentro l’altro alludono all’evoluzione del cosmo e dell’uomo; questo spazio simbolico rappresenta allo stesso tempo la casa e il mondo intero, microcosmo e macrocosmo; in virtù della sua consistenza vitrea, fragile e trasparente, rimanda alla precarietà dell’esistere e alla necessità di protezione tipicamente umana. MAXXI: L’ARTE SI RITAGLIA IL SUO SPAZIO NEL TESSUTO URBANO «Il progetto propone un campus quasi-urbano, un mondo nel quale tuffarsi , piuttosto che un edificio come oggetto firmato. Il campus è organizzato – e viene navigato –sulla base di derive direzionali e della distribuzione di densità, invece che per punti chiave. Ciò è indicativo del carattere del Centro: poroso, un luogo in cui tuffarsi, un’estensione spaziale». Dall’idea ardita ed originale di spazio museale di Zaha Hadid nasce l’architettura del MAXXI (Museo nazionale delle arti del XXI secolo), che, con i suoi profili essenziali e spigolosi, i suoi volumi aggettanti, sospesi vertiginosamente sulla piazza antistante, intende suggerire l’immagine di una realtà dinamica e soggetta a continua metamorfosi. Ogni elemento strutturale al suo interno ricrea l’idea del movimento: il visitatore, stupefatto, quasi si smarrisce in un intreccio tortuoso di gallerie, scale e passerelle sospese, pareti che si ripiegano su se stesse, mentre percorre piani inclinati che creano l’illusione di slancio nel vuoto, ambienti interni che si sviluppano in altezza. E’ abolita l’idea di percorso predefinito, le possibilità di attraversamento sono molteplici, senza essere costretti a tornare sui propri passi; anche le gallerie ricalcano il contesto spaziale e culturale del nostro tempo, rinunciando alla propria connotazione tradizionale e statica a favore di una continua rotazione delle opere delle collezioni permanenti di arte ed architettura, che vengono esposte a turno, in allestimenti sempre nuovi (tematici o monografici su un determinato autore o corrente artistica), fornendo opportunità sempre nuove al pubblico che è stimolato a tornarvi più di una volta. Il MAXXI –la cui collezione attuale comprende oltre 300 opere ed è in continuo accrescimento –sfrutta gli strumenti più avanzati per conservare e assicurare pubblica fruibilità alle opere d’arte che custodisce, per diffondere la conoscenza dell’architettura e testimoniarne l’importante ruolo nella società. Per perseguire tali propositi segue due linee programmatiche complementari che vengono spontaneamente ad integrarsi: storico-critica (mostre retrospettive e riflessioni sull’arte e l’architettura del ‘900) e sperimentale-innovativa (un dibattito sulla situazione attuale che riserva ampio spazio ai giovani progettisti e al panorama internazionale, in un’ottica proiettata verso l’ideazione degli spazi del futuro). Sono numerose le iniziative sostenute dal MAXXI per dare sostegno e promuovere il lavoro degli artisti più giovani come il “Premio per la Giovane Arte Italiana” (dal 2000 al 2007 ha arricchito le collezioni del museo di 30 opere) che ha garantito agli artisti grande visibilità tramite la partecipazione alla Biennale di Venezia e agli allestimenti realizzati presso la sede temporanea del MAXXI (l’attuale Edificio D); a completare il quadro il “Premio Italia Arte Contemporanea” (destinato ad artisti di età inferiore ai 45 anni che «da un decennio hanno contribuito significativamente alla ricerca artistica in Italia») e il “Premio MAXXIduepercento” (che deriva dalla legge secondo la quale le Amministrazioni dello Stato e tutti gli Enti pubblici che si occupano della costruzione di edifici pubblici devono destinare alla produzione di opere d’arte almeno il 2% della spesa totale prevista per il progetto). Il MAXXI custodisce al proprio interno un archivio che racchiude una grande ricchezza di documentazione liberamente consultabile dal pubblico: disegni, bozzetti, fotografie, schizzi, elaborati progettuali che forniscono una preziosa testimonianza dell’attività e dell’incessante ricerca formale di architetti e artisti, oltre ai prodotti delle attività laboratoriali e di ricerca del museo e alle pubblicazioni relative alle mostre temporanee. Il MAXXI B.A.S.E. (Biblioteca, Archivi, Studi, Editoria) comprende al proprio interno la Biblioteca, la Mediateca, l’Archivio del Contemporaneo e l’Archivio Fotografico, gli uffici della Fondazione MAXXI, una caffetteria, un ristorante e una libreria. Il Dipartimento Educazione del MAXXI, nato nel 2004 da una convenzione con l’Insegnamento di Didattica del Museo e del Territorio della Facoltà di Scienze Umanistiche di Roma “La Sapienza” si occupa di studiare strategie e strumenti didattici per trasmettere la complessità dei significati dell’arte contemporanea. La metodologia finora utilizzata prevede un approccio di tipo “multisensoriale ed operativo”: laboratori, visite guidate, workshop e incontri con gli artisti, lezioni, conferenze, proiezioni, cineforum, performance, spettacoli teatrali e concerti, ospitati dallo spazio avvolgente e raffinato dell’Auditorium. Per i più piccoli la visita guidata si svolge in due fasi: ad un’esplorazione consapevole ed interattiva dello spazio del museo (anche attraverso attività ludiche come la caccia al tesoro) segue la rielaborazione creativa dei contenuti in ambito laboratoriale, tramite la realizzazione tridimensionale di un modello polimaterico. Il MAXXI promuove un’arte che vuole essere pubblica, desidera avvicinarsi anche a coloro che disprezzano i musei, per indagare le ragioni di un netto rifiuto, mentre conduce un’indagine costante, tramite interviste e questionari, sul livello di soddisfazione del pubblico al fine di migliorare la qualità dei servizi. Il MAXXI si dimostra un’istituzione aperta e dinamica, democratica e partecipata, all’insegna dell’interculturalismo: segue un progetto sperimentale dedicato alle comunità etniche presenti sul territorio col proposito di instaurarvi un dialogo; crea nuove opportunità di vita associata anche nei momenti in cui nel museo non hanno luogo eventi culturali: il ristorante e la caffetteria, aperti anche di sera, sono il naturale prolungamento delle sale espositive, sono luoghi di interazione e scambio, ospitano manifestazioni culturali e la loro programmazione autonoma contribuiscono ad arricchire l’offerta culturale della città. A discapito di ciò che affermano i suoi detrattori, il MAXXI non è il “mausoleo di Zaha Hadid”, né il capriccio di un megalomane, ma incarna il desiderio di innovazione, la propensione alla ricerca creativa che si proietta verso il mondo e contemporaneamente esprime lo spirito della cultura italiana. E’ il primo museo pubblico in Italia ad essere dedicato all’architettura e all’arte contemporanea; poiché “arte e architettura sono le componenti essenziali della percezione di un Paese all’estero e ne veicolano l’immagine nel mondo”, il nostro Paese dovrebbe fare della vivacità culturale del MAXXI uno dei propri punti di forza, continuare ad alimentarla e ad investirvi risorse ed energie, renderlo un polo di attrazione internazionale come è avvenuto a Bilbao con il Guggenheim. Del MAXXI è stato detto che non ha saputo integrarsi con la conformazione del paesaggio circostante: in realtà, la sua struttura imponente delimita e avvolge gli spazi all’aperto; le sue vetrate aggettanti, trasparenti e permeabili alla luce, consentono al museo di sfruttare l’illuminazione naturale durante il giorno e regalano suggestive viste panoramiche sull’architettura, sulle opere esposte e sulla città in una continua osmosi tra interno ed esterno: «Gli spazi confluiscono gli uni negli altri senza cesure, come l’intreccio di sentieri in un bosco». Il MAXXI ha contribuito a mutare l’aspetto urbanistico e culturale del quartiere Flaminio e della città di Roma: la costruzione dell’Auditorium Parco della Musica aveva inaugurato per il quartiere Flaminio una fase di riqualificazione di ampio respiro e l’introduzione di nuovi modi di vivere i propri spazi aperti. Il MAXXI è sorto a partire dal vecchio edificio di impianto industriale dell’ex-caserma Montello: i cittadini possono finalmente riappropriarsi del luogo urbano precedentemente occupato dalla caserma che occludeva il passaggio tra via Guido Reni e via Masaccio, due importanti arterie stradali. Lo spazio della piazza del museo, con i suoi scorci sul quartiere e i suoi camminamenti pedonali, prima ancora di essere una propaggine del polo espositivo, è luogo di socializzazione e di svago nel cuore dell’ambiente urbano. La ricerca sullo spazio, elemento essenziale della pratica artistica, è il filo conduttore che lega l’architettura del MAXXI al primo allestimento della collezione permanente: divisa in 4 aree tematiche (“Naturale Artificiale”, “Dal corpo alla città”, “Mappe del reale”, “La scena e l’immaginario”), analizza lo spazio come luogo fisico scandagliato dall’artista nel tentativo di comprendere la realtà che lo circonda e luogo psichico della memoria collettiva dove ricercare verità ataviche. E’ uno spazio tutto da esplorare che può essere attraversato dal visitatore, “agito”; non vi è più una netta separazione tra osservatore e oggetto dell’osservazione, lo spettatore è all’interno dell’opera d’arte, può permeare di sé lo spazio e viverlo. La fruizione dell’opera d’arte è un’esperienza totalizzante che non ricorre più alla vista come canale privilegiato: il visitatore è accolto da risate inquietanti che riecheggiano all’unisono, l’olfatto rivela la fattura dei diversi materiali (cuoio, pelle ecc.) che riproducono elementi naturali in un rapporto simbiotico con l’uomo, mentre il tatto consente di saggiarne la porosità. Lo spazio è anche quello domestico, il rifugio dell’essere umano per eccellenza, incarnato dal “Triplo Igloo” (1984) di Mario Merz: i tre igloo collocati l’uno dentro l’altro alludono all’evoluzione del cosmo e dell’uomo; questo spazio simbolico rappresenta allo stesso tempo la casa e il mondo intero, microcosmo e macrocosmo; in virtù della sua consistenza vitrea, fragile e trasparente, rimanda alla precarietà dell’esistere e alla necessità di protezione, tipicamente umana.
I ragazzi in studio
Mariella Orso
Mariella  Orso
Non c’è trucco (a parte un po’ di eye-liner) e non c’è inganno: Mariella è davvero la dolce donna mediterranea che sembra. Sebbene studi legge e si scapicolli in treno per arrivare a Gap, ha sempre un...
L'ospite
RosariaCapacchione
Rosaria Capacchione
E’ nata a Napoli il 16 febbraio 1960. Vive a Caserta e dal luglio del 1985 lavora nella redazione de “Il Mattino” di Napoli, occupandosi di cronaca giudiziaria, in particolare, di reati legati alla Ca...